About Me

My passion for photography was born some years ago, when I bought a Leica and started to take landscape photos. Since then I started trying to capture beauty in each form, arriving to the human beauty with portrait and fashion photography.

THERE IS A LOT MORE ABOUT ME, SCROLL DOWN
“La mia Leica mi ha detto che la vita è immediata e folgorante.”Henri Cartier Bresson

Luca Branchetti fotografo, detto da Riccardo Pini

Come in un estuario intelligentemente vorticoso, in un guizzo soriano che, ahilui, dopo la lunga apnea dell’invisibile agguato, infine agganci d’unghia il merlo frescone, oppure laggiù, nella lontana Irlanda quel dardo favoloso che s’infigga con destinata certezza — nel mentre dei frastuoni fumiganti e delle spumose cerevisie in un pub completamente farcito di finnegani inciuccati — appunto proprio in mezzo al cuore, nel centro irraggiungibile del rotondo bersaglio da freccette appeso alla parete d’ingresso ed i suoi cento punti belli sonanti, così, presso il vertice del suo indice destro e nel non peregrino istinto a metter pressione ai pulsanti della Canon e della Leica delle quali egli si avvale per sorprendere sul battere del tempo il materiale più poeticamente elettrico, Luca Branchetti affatto detiene con forza la virtù che, massimamente, appare necessaria a chi voglia essere chiamato fotografo, quella cioè della radicale puntualità ad ogni rendez-vous coi tesori dello sguardo, altrimenti fuggenti assieme all’attimo miracoloso che li squadernò.

Li incontra, insomma secondo quella misteriosa circostanza che alcuni chiamano caso ed altri invece predestinazione, cogliendoli implacabilmente nel loro assumere culmine maggiore di senso e lo fa, il Papa Laico — nella cerchia più intimamente amicale egli viene sovente soprannominato in questo modo — senza mai errare la mira, proprio come ci si immagina debba accadere, e con maestoso impianto, ad un infallibile dignità pontificale quando s’adoperi alle sue competenze.

Ora, questo premesso atteggiamento che tuttavia potrebbe essere in potenza latore di esiti figurativi vuotamente figaccini, in sede di analisi deve essere integrato con l’altra grande qualità di Luca, quella ossia d’ intendere luoghi, individui e cose — tanto spesso da poter dire sempre — più che in una velleitaria ricerca delle loro essenze, in un piano d’autentica energia narrativa, mettendo al mondo dei vitalissimi e suggestivi frammenti di storie quali subito muovono l’ammirato osservatore loro a collaborare spontaneamente, presso il proprio gran teatro interiore, ad un successivo sviluppo di quelle, fantasticando a partire da esse aurorali precedenze o variopinte prosecuzioni.

Possiede, il fotografo di Quarrata pertanto, il pregio di scrivere aforismi ed immagini componendoli nella sola ed autentica lingua franca ad esenzione babelica che all’Umanità oggidì avanzi: la pretta e trasparente visibilità, nel nostro caso affacciata su di un’intelligenza espressiva costantemente a presa diretta con un ampia e virile felicità filosofica.

Se a queste salienze andiamo poi aggiungendo che tale artista ne possiede d’altrettanto radicate pure nel campo della liuteria — l’arte al cui filtro i più pregiati legnami vengono ad incontrare quella metamorfosi grazie alla quale divenire ogni genere di strumento ad arco e di chitarra — allora il quadro d’insieme che lo significa si completerà rendendo chiaro che queste due linee quali fortemente ne popolano la disciplina — solo in apparenze parallele tra loro — nella sua persona vadano invece misteriosamente ibridandosi e sostanziandosi l’una l’altra, in una spontanea e non scontata rappresentazione della segreta gratuità che, dal mondo, veicola frutti maturi e numerosi alla mano fiduciosamente aperta per coglierli.

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